venerdì, 15 febbraio 2008

Dannati, treni.

Era da tanto che non ne prendevo uno, ed ora che ci penso l'ultima volta mi sembra così lontana solo perchè era un'altra vita, un altro momento, ed una parte di me preferisce dimenticarlo.

I treni sono quei posti dove si risveglia la mia coscienza, forse per questo ho avuto bisogno di due inter-rail nei momenti cruciali della mia esistenza.

La cosa micidiale è ascoltare musica mentre sei sul treno. Ho una compilation fatta tempo fa, non ricordavo cosa ci fosse dentro. Mi sono seduto, il treno era prevedibilmente pieno di ragazzini che tornavano a casa dopo la scuola. Una marmaglia di liceali.

Eppure vederli giocare a carte in silenzio (loro non stavano in silenzio, ma la mia percezione del mondo filtrata dalle cuffie e dalla mia musica li faceva sembrare creature silenziose), mentre casualmente (destino?) la mia compilation mi mandava su una di quelle canzoni che ascoltavo alla loro età, mi ha fatto improvvisamente capire che sono passati più di 10 anni, ora mi telefonano le scuole per insegnare a questi ragazzi, ed a me ogni tanto piace ascoltare la musica che ascoltavo allora, quando pensavo che potevo cambiare il mondo con la mia chitarra elettrica, quando ero arrabbiato, quando sei arrabbiato con tutti senza motivo, quando l'insofferenza ti fa sembrare un alieno in un mondo che altri hanno voluto per te, ma che tu non capisci affatto. Forse il mondo lo voglio cambiare ancora, ma non so più da dove iniziare, è diventato tutto più sfumato, sfuggente, so solo che cerco ancora la mia strada, e la mia indignazione ancora non si è placata.

La musica continuava. Una di quelle canzoni incazzate, che ascoltai la prima volta quando ero già studente universitario (Toxicity) quella rabbia dentro che tante volte mi si è risvegliata, anche ora, anche poco dopo l'ultima volta che sono stato su un treno, e poi, subito dopo – meraviglia - Everything in its right place, Thom York che rimette tutto a posto, triste, malinconico, come se solo dopo che tutto è andato in frantumi ci possa essere la pace. Come se il posto giusto di ogni cosa e di ognuno sia, finalmente, nel caos. Raramente mi era capitato un accostamento più bello.

Poi è arrivata inaspettata (che diavolo pensavo mentre facevo quella compilation) una canzone, una canzonetta alla fine, niente di che, incazzata quanto basta, ma neanche troppo. Ma questa canzone adesso che ci penso, mentre sono qui, con questi ragazzini intorno, è proprio lei che ha deciso chi sarei diventato dopo. Quando un amico, che poi ho lasciato per strada, a farsi la sua, ed io a cercare la mia, mi fece ascoltare quella canzone ero solo un ragazzino, sentivo dentro di me l'urgenza di esplodere, ma non lo sapevo ancora. Poi, dopo quella canzone, di tutte le strade possibili che un adolescente ha davanti, io ho scelto la mia, come questi ragazzini stanno scegliendo le loro. Tutto quello che c'è stato dopo, la rabbia, la pace, le gioie ed i dolori delle mie scelte, le persone che ho incontrato, le strade che ho fatto, quelle che ho abbandonato, sono iniziate con quella canzone. Poi mi chiedo se invece quelle strade stavano già lì per me, se comunque le avrei percorse, qualunque fosse stata la mia reazione a quei suoni... In fondo non riesco a credere che una canzone possa essere così importante.

Ci siamo fermati alla prima stazione, è qui che scenderanno tutti i ragazzini, quando se ne saranno andati aprirò il mio pc e scriverò...

Nel frattempo ascolto questa canzone... anche lei... sembra un viaggio nel tempo della mia vita, la persone che me la fece ascoltare (stavo per fare il primo esame all'università) è rimasta lì a ricordarmi che nonostante tutto vale la pena di credere nelle persone...

Ci sono milioni di posti in cui i treni di possono portare, ma poi restiamo tutti incollati alle nostre anime, con quello che siamo stati e che ci sarebbe piaciuto essere.

Altri suoni ora... questi suoni... vengono da un mondo che non esiste, sono virtuali, elettronici. Sono blu. Se questi suoni avessero un colore sarebbero blu. Questo è quello che sono ora. Non sono più arrabbiato, non ho una chitarra elettrica con cui combattere la mia guerra. Forse non sono più neanche reale. Disappeared.

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categoria:musica, viaggio, tempo, elettronica, rock, chitarra, treno, adolescenza
martedì, 05 febbraio 2008
The only pain is to feel nothing at all

è come vivere costantemente sotto anestesia, ma il dolore fisico lo senti ancora, è quello che sta dentro che si nasconde, si scava un tunnel profondo, sembra sparire. Non sentire nulla. Ed io so di aver fatto qualcosa che dovrebbe farmi star male, ma non sto male, non sto neanche bene, un costante stato di sospensione delle emozioni. Sembra che possa cadere da  una parte o dall'altra, come l'equilibrista sul filo dentro al circo, con tutti gli altri che stanno a guardare, ma proprio come quell'equilibrista, non cade, ma resta fermo. Ora, qui sta la differenza, quell'equilibrista va avanti e poi il numero finisce, e gli spettatori vanno a casa, e tutti sanno che sarà così. Qui invece no, qui, su questo filo delle emozioni si sta fermi, si vacilla, ma poi si resta immobili. Potrebbe non finire mai. E sarebbe molto meglio odiare, ma non odio. E sarebbe bello poter amare, ma non amo. E così tutto è rimasto sospeso, come un cristallo di ghiaccio sepolto dai secoli, intatto.
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categoria:amore, mente
martedì, 08 gennaio 2008
L'ultimo ricordo della sera prima, dell'ultima sera dell'anno, era bello. La musica assordante e la gente, tanta gente, tutta intorno. Sul viso aveva stampata una faccia compiaciuta che ben celava agli altri un residuo di nebbia dentro, che non poteva invece nascondere ancora a se stesso.
Il risveglio.
La luce fredda di un posto sconosciuto. Il primo trauma è acuito dal secondo. Un ago che passava sotto la pelle del suo braccio ed un tubo sottile che si allontanava... lo seguì con lo sguardo, verso l'alto, fino alla flebo, e alle gocce di un liquido trasparente che lentamente cadevano. Dove sono ora?
Nessun altro ricordo in mezzo, nessuna tessera per ricomporre il puzzle. Ore di un'esistenza perse in un buco nero del tempo. Spunteranno da qualche parte? Qualcuno le raccoglierà?
Alla fine, uscito da lì con i suoi piedi era libero di credere quello che gli pareva. Qualche bicchiere di troppo magari... o magari qualche ricordo di troppo da cancellare in fretta.
Almeno adesso non
c'era più nessuna nebbia da celare, non più di quella che gli era sempre stata intorno.
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categoria:amore, tempo, mente, paura
sabato, 29 dicembre 2007
Sto per dire una cosa banale, almeno nella percezione di molti, almeno se vista dalla prospettiva che ci è più vicina, quella di esseri umani.
Però per un momento voglio mettermi nei panni di un robot, un androide a cui è stato caricato un programma di linguaggio, che riesce ad esprimersi come un essere umano.
A quel punto si pone un problema: cosa succede se l'androide dice qualcosa? Voglio dire... una parola, se vista in maniera fredda e cinica (elettronica direi) è solo un suono, un'onda. Niente di più. Allora come può una parola generare qualcosa di diverso, di più, in chi l'ascolta? Cosa fa passare una parola allo stato di azione? In un robot nulla, solo quello per cui è programmato. Recepisce un segnale ed agisce secondo regole fissate. Niente di più, non può diventare un pugno allo stomaco, non si può trasformare in insonnia, in dolore fisico o in felicità o tutto il resto... è solo aria che si muove. No?
Penso di aver vissuto come un robot per tanto tempo e creduto che tutti fossero cinici androidi che mi circondavano (aver visto troppe volte Matrix può essere una spiegazione), per i quali le cose che dicevo erano solo parole, non potevo fare del bene o del male, e gli altri non potevano farne a me, tutto falso, tutto finto...
Perchè, se fossi sempre stato un essere umano, ora non dovrei meravigliarmi se le cose che ho detto hanno fatto piangere, ridere, hanno fatto male, hanno cambiato me, te e tutto quello che credevo fosse reale.
In fondo è proprio bello essere Umani.
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categoria:matrix, mente, parola, linguaggio
giovedì, 27 dicembre 2007
Mi sa che a volte si inizi a scrivere qualcosa
quando qualcun altro ha finito di scrivere
un capitolo della tua vita.


Sei diventata invisibile, ti muovi come un leggero vento che non mi turba, potrei attraversarti da parte a parte se ti vedessi, ma non ti vedo, esci fuori dalla mia percezione della realtà, così distorta da non vedere ciò che so essere presente, semplicemente non esisti più. Non sono rimasti fiori a popolare questo giardino, nel momento dell’abbandono, neppure il fuoco della rabbia ha potuto fare nulla, semplicemente è appassito tutto, relegato nell’abbandono, nell’oblio, consumato da un tempo che scorre veloce, accelerato. Sei diventata invisibile quando i miei occhi sono aperti, quando il resto del mondo mi parla, quando il resto della vita sembra quasi voler aiutare quest’oblio.

Poi una notte tu sei uno spettro quando il sonno mi possiede, mi sveglio all’improvviso e ti sento qui, e so che, questo si, non può essere reale, eppure la tua presenza nella mia stanza buia mi disturba, invece poi capisco che non sei tu, è qualcosa di diverso come uno spirito mandato da te a farmi credere di potermi fare del male, solo perché il tuo spettro ha più paura dell’oblio di quanta ne abbiano gli uomini e le nostre vite.

E poi mi risveglio, ed è un giorno come gli altri, e tu sei sempre invisibile, ma oggi ho la sensazione che il resto del mondo non veda più neanche me, come se all’improvviso fossi diventato un piccolo resto insignificante del tuo oblio.

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categoria:amore, spettro, oblio
giovedì, 27 dicembre 2007
Se hai un blog a cui, in un modo o nell'altro, è associata la tua faccia, il tuo nome, la tua vita, quel blog sarà sempre condizionato dal fatto che le persone che lo leggono ti conoscono, sanno di cosa stai parlando realmente, conoscono i nomi delle persone, dei posti, i momenti e tutto il resto...
Non sei realmente libero insomma.
Ed allora eccomi qui, di fatto non esisto, e questa sensazione è piacevole, almeno per adesso. Potrei essere una mano robotica che spunta su uno sfondo bianco, potrei essere la versione scrivente di HAL 9000, potrei essere chiunque, ed ovunque. Quindi non sono. Esattamente quello che ci voleva.
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